Come si sta in comunità???

29 Apr

Vi raccontiamo l’esperienza nella nostra palestra psicologica

La comunità è da sempre stata una palestra psicologica,c’è chi regge e va verso una conclusione e chi non regge andando via.
al di là di questo aspetto psicologico la comunità è una mini società dove tanti ragazzi convivono insieme una sorta di “grande fratello”.
Ci si fa amicizie,ci si scontra ,ci si innamora,ci si addolora e qualche volta partono le mani.
La convivenza è assai difficile per tutti,me compreso.
In due anni e mezzo ne ho viste di tutti i colori,tra amore e odio,tra amicizie e inimicizie.
Come si sta????? Dipende,dipende da come gli gira agli ospiti e dagli eventi.
Tutto sommato se si crea un buon equilibrio si mettono da parte rancori e fastidi,si può fare.

In comunità ci si sente come se si stesse a casa propria grazie agli operatori che sono molto presenti e professionali.
si può scoprire quali sono le cose veramente importanti della vita dato che non si ha più tempo per la famiglia gli amici perché ci si perde nel flusso veloce e incessante della società sempre più preoccupati, indifferenti e scontenti.

Alcune nostre sensazioni quotidiane nelle seguenti parole :

tranquilli
caldi
freddi a volte
agitati
tristi
scocciati
sedati
motivati
allegri

PS: se avete dubbi sulle nostre sensazioni del vivere in Comunità non esitate a chiedere! Ci siamo!

Pensiero sull’Amore!

28 Gen

Amico mio,

Nun te fà ‘ngannà, nun è segno de debolezza dije na parola dorce o faje na carezza,

mostra chi sei fallo er passo verso lei,

è tutta lì la bellezza.

Er Vikingo

UNA PASSEGGIATA NEI BORGHI MEDIEVALI

10 Dic

Luca propone al gruppo di approfondire il tema dei castelli medievali ci racconta come sia vissuto in una casa povera a Bagnaia all interno di uno storico borgo medievale visibile nelle due immagini a seguire e come ciò lo abbia sempre interessato.

I castelli medievali evocano un fascino fiabesco: leggende di dame, cavalieri e giullari di corte. Un castello medievale è come uno scrigno di ricordi senza tempo, un luogo di indiscutibile bellezza, in cui poter udire ancora lo scalpitio dei cavalli, le risate delle cortigiane e il suono armonico della ghironda.

Un’ antica Ghironda

La vita dentro un castello, in realtà, era abbastanza scomoda dal momento che i castelli erano stati costruiti soprattutto per difendersi dai nemici. All’interno si trovavano case, capanne, la chiesa e il campanile, che svolgeva la stessa funzione di una torre: avvistamento dei nemici e, al centro, sorgeva l’edificio del potente. Molto probabilmente il castello ebbe origine come ampliamento delle torri che erano costruzioni molto massicce, isolate e situate di solito in posti strategici. Infatti, proprio perché era costruito su un’altura, dal castello si poteva controllare un vasto territorio in modo tale che i nemici potessero essere avvistati da lontano. C’è da dire che le guerre e le battaglie erano molto frequenti durante il Medioevo (476 d.C. al 1492), quindi i cavalieri, i soldati e le guardie abitavano, spesso, all’interno del castello.

COM’ERANO FATTI I CASTELLI MEDIEVALI?

Erano circondati da un fossato pieno d’acqua che poteva essere superato solo attraversando il ponte levatoio, che era mobile e si poteva sollevare solo dall’interno, in modo da far entrare solamente persone conosciute. Per difendere meglio la porta d’ingresso si facevano calare dall’alto saracinesche di ferro. La cinta muraria che circondava il castello, era interrotta da torri fortificate e, a intervalli regolari, si trovavano piccoli ripari rettangolari, chiamati merli, a volte muniti di fessure molto piccole da cui i soldati, tiravano frecce con maggiore tranquillità verso i nemici e, nello stesso tempo, avevano minor probabilità di essere colpiti. All’interno delle mura si trovava un cortile su cui si affacciavano stalle, laboratori e gli appartamenti del signore. Nei sotterranei, invece, si trovavano le segrete, cioè le prigioni dove venivano rinchiusi i prigionieri.

I 10 castelli medievali più belli d’Italia:

1. Castello di Fénis, Aosta

2. Castel Coira a Sluderno, Bolzano

3. Castello Estense, Ferrara

4. Castelvecchio, Verona

5. Castello di Asolo, in provincia di Treviso

6. Castello Scaligero, Sirmione

7. Castel della Guaita, San Marino

8. Castello Sforzesco, Milano

9. Rocca di Brisighella, Ravenna

10. Rocca Calascio, L’Aquila

Vi lasciamo un video documentario interessante da visionare:

LA CONFUSIONE CON IL SIGNIFICATO DI CURA

19 Nov

Di Marco Faieta

La cura confusa è selezione,
la selezione non è l’esatta cura.

Commento:

Da un anno che sono in Comunità vedo che ci sono operatori più elastici che consentono una cosa in più a tutti gli ospiti.

Donna.

19 Nov

Donna,

Mia stagione.

Mi abbracci

con primitiva lentezza;

ostentata,

intima brezza.

Primavera smascherata;

sei la puttana

di febbraio.

Vera prima d’ ogni stagione.

Come una tepida mano,

con carezza chirurgica

ci precipiti

in una stupefatta incertezza.

Camilla addormentata

aspetti la calma

recalcitrante nel vento

puoi guardare meglio

l’ulivo ribelle.

Valentina

Storia della Musica: Dal Rap, vecchia scuola, alla recente Trap.

19 Nov

Dall’essere del rap all’apparire del trap.

In questo articolo condividiamo con voi la nostra riflessione su alcuni generi musicali di recente in evoluzione. Abbiamo notato durante il percorso di Comunità il ricorso all’ascolto del rap di molti giovani ospiti. Cosa li spinge a questa scelta? Probabilmente il mondo di oggi spesso deprivato di significato, pieno di rabbia, viene ben raccontato nei testi delle canzoni degli artisti rap. L’immagine a seguire racchiude una frase esemplificativa.

Nel fare questa osservazione passiamo alla curiosità di comprendere la differenza con il neo genere trap.

Dal 2015 la “trap” è il genere che più di tutti ha spopolato in Italia e nel mondo. Una musica giovane, nuova, criticata e contestata da determinate fasce d’età, ma apprezzata da tanti adolescenti e preadolescenti.

 Sfera Ebbasta, Ghali, Izi, Tedua e via dicendo hanno soppiantato quello che era il rap ‘old school’, esploso negli anni Novanta grazie a fenomeni come i Sangue misto ma anche gli Articolo 31, i Sottotono, Fabri Fibra e così via.

Questo sottogenere, derivato dal southern hip hop americano negli anni Duemila, è arrivato nel nostro paese nei primi anni Duemiladieci grazie a precursori come Gué Pequeno (anche se è stato portato al successo successivamente da artisti come il trap king Sfera Ebbasta e la Dark Polo Gang).

Manuel condivide l’idea secondo cui il trap porterebbe contenuti spesso legati a soldi, sesso e droghe di più basso valore rispetto al rap dove invece si portano tematiche delicate di sofferenza, solitudine e di sfogo. Troviamo dunque il secondo genere più legato all’interiorità e il primo come ritiene Marlon più uno stimolo a ritrovare quell’interiorità oggi troppo spesso ricoperta dalle apparenze.

Vi alleghiamo due brani rappresentativi dei due generi proposti:

RAP:

Il nostro inciso preferito: “SONO COME ME MA SI SENTONO MEGLIO”

TRAP:

Avversione alla felicità ? Lo strano concetto di Cherofobia!

23 Ott

Oggi parleremo di una paura particolare quella della felicità. Essa rappresenta un atteggiamento, per cui gli individui evitano deliberatamente le esperienze che evocano emozioni positive o di gioia.

Ma perché ?

Essere felici provocherà eventi negativi? La felicità renda cattive le persone? Esprimere felicità è un male per la persona in sé e per gli altri? Cose che creano felicità come cibo, sesso e alcol sono peccati?

Una delle tante ragioni per le quali la cherofobia potrebbe svilupparsi è la credenza che quando una persona diventa felice, un evento negativo si verificherà presto come punizione alla soddisfazione dell’individuo. Credenza questa prevalente nelle culture orientali, se l’individuo pensa di dover scontare un karma negativo. Le culture occidentali, invece, sono più guidate dall’impulso di massimizzare la felicità e di minimizzare la tristezza e spesso non sembrare felici dà motivo di preoccupazione. La cherofobia viene chiamata anche paura di rallegrarsi collegata al pessimismo della vita

Il valore riposto nella felicità riecheggia in tutta la psicologia positiva  occidentale e nelle ricerche sul benessere soggettivo.  Le ricerche mostrano come la felicità sia associata con stili di attaccamento evitanti e ansiosi.Le misure di felicità personale non possono essere considerate un metro per la soddisfazione per la propria vita.

La cherofobia è stata trasformata anche in una canzone della giovanissima cantante quindicenne Martina Attili una ragazza ex autolesionista.

Ecco a voi le nostre riflessioni!
Linda al riguardo dice che ha molta paura di provare l’emozione della felicità perché ci racconta di non averla mai vissuta. Per lei essere felici è accettarsi ed utilizzare le proprie risorse . Per Luca invece incontrare la felicità è possibile e accade quando si sta bene per un po di tempo.
Marco ricorda un solo momento passato di felicità durante un incontro con una sua amica e ne immagina un momento futuro quando riprenderà in mano la sua vita; chiude dicendo:”IO NON HO PAURA DI ESSERE FELICE”
Per Gaetano la felicita s’incontra nelle piccole cose per esempio giocare a Risiko. Matteo un pò ha paura perché la felicità finisce e finisce spesso in delusione.

Qui sotto abbiamo la canzone di Martina Attilli chiamata appunto CHEROFOBIA. Buon ascolto!

Razzismo nel Football

15 Ott

Per rendere più chiara la nostra riflessione inizieremo annoiandovi con una breve premessa: il football è uno sport di squadra solitamente giocato 52 vs 52 partecipanti suddivisi in 3 ambiti offensivi difensivi e special team. Colin Kaepernick, e molti si potrebbero domandare e chi è kiss? è un giocatore di football americano National Football League (NFL) che dal 2016 /2017 in forma di protesta contro il razzismo rivolto verso la minoranza nera iniziò ad inginocchiarsi durante l’inno americano cantato in apertura delle partite.

Il suo gesto venne subito intrapreso da altri giocatori della sua squadra e di quelle rivali ed anche in altri sport generando discussioni e polemiche accese.Lo stesso presidente Trump intervenne sul fatto accaduto e la NFL decise di multare le squadre in cui i giocatori non stettero in piedi durante l’inno. Quel gesto inizio ad essere chiamato kneeling cioè genuflessione e suscito l’interesse di numerosi giornalisti. A seguito dell’uccisione di George Floyd un ragazzo di colore rimasto ucciso durante un controllo della polizia molti manifestanti utilizzarono la genuflessione durante le proteste .

Apriamo il nostro dibattito e subito ci soffermiamo sull’uso a nostro avviso razzista della parola “negro”, la maggioranza tra noi lo ritiene un termine forte e da evitare preferendo l’utilizzo della parola “persona di colore”. Allo stesso modo non ci troviamo d’accordo sulla definizione “bianco”. Approfondendo l’etimologia della parola negro equivalente all’aggettivo nero (dal latino niger/nigru(m)) scopriamo che era utilizzato per differenziare le persone con la pelle scura, di solito provenienti da luoghi poveri e quindi sottomessi. Da qui l’inizio degli usi dispregiativi di questo termine.

Marco segnala la presenza di modalità “razziste” anche tra paesi limitrofi, come tra Nord Italia e Sud Italia, e crede che tutti debbano avere il diritto di poter vivere dignitosamente in ogni luogo del mondo.

Manuel trova questo tema molto attuale e costantemente frequente, specie negli Stati Uniti d’America.

Vi lasciamo con l’ascolto di queste due canzoni:

OPPORTUNITA’ DIETRO LA MALATTIA

24 Set

“Il coraggio di affrontare la scalinata

ci fa scivolare nelle opportunità dietro l’angolo”

Matteo propone la visione di un video al gruppo (link: https://www.youtube.com/watch?v=95iA6ayf_Do) tratta della storia di Luca un bambino affetto da linfoma. Molto premuroso e accogliente verso gli altri gioca a basket sin da piccolo.
Viene ricoverato dopo essersi sentito male giocando.

Emergono i seguenti temi nello scorrere del video: l’atteggiamento in risposta ad una situazione difficile cambia il modo di viverla, la forza delle relazione umane sostiene e nutre, ogni persona, non sola, ha potere e trova la motivazione, mondi grandi (Ricky Rubio, Giocatore NBA) possono scegliere di avvicinarsi ad aiutare contesti più piccoli, lo sport dà speranza, la figura paterna sostiene e limita anche nei momenti più dolorosi.

Manuel trova la visione molto emotiva e diretta a dare la spinta ad essere forti. Matteo afferma di aver fatto vedere il filmato poiché ne ha tratto speranza in quarantena e lo ha fatto vedere anche al padre che inaspettatamente si sarebbe molto commosso. Luca ha sentito le stesse sensazioni che prova in questo inizio di percorso in cui seppure sia in difficoltà cerca la forza di farcela.

La malattia può essere dunque un’ opportunità. Si!

Secondo Armando essa apre la possibilità di riavvicinarsi ai parenti con rapporti diversi meno difficili, lo stesso pensa Andrea. Matteo e Manuel credono che si trovi la forza di disintossicarsi da quello che ci fa stare male.
Gaetano pensa che si abbia l’opportunità di occuparsi del problema.
Marco ha avuto il tempo di vedere di più se stesso e meno i suoi genitori standosene più tranquillo. Matteo ha trovato un opportunità di stare nei gruppi ed anche Armando ha cambiato prospettiva sapendo cosa può dare alle persone oltre a cosa chiedere.

Lasciamo a scopo riflessivo i concetti chiave da noi raccolti!

AVERE LA FORZA
OCCUPARSI DI
VEDERE LE PROPRIE DIFFICOLTÀ
AVERE SPERANZA
RESTARE IN AZIONE
CONTROLLARE QUELLO CHE SI PUÒ
FALLIRE
SCEGLIERE
ESSERE GRATI

LA NORMODINAMICA: scoprire la persona mediante la meditazione.

24 Set

“Seminare piuttosto che ergere recinti”

Marco presenta al gruppo la normodinamica. Partendo da una sua esperienza personale racconta in cosa consiste tale pratica. Tutti seduti a terra in silenzio alla presenza di un’insegnante che porta il tempo cantando i mantra e suonando la campana tibetana si medita giornalmente dai 5 ai 10 minuti.

La normodinamica nasce tra il 1984 e il 1989. Non vi sono testi di approfondimento al riguardo tuttavia scopriamo che tale denominazione, data da Paolo Menghi, descrive un lavoro clinico ed educativo per lo sviluppo dell’individuo mediante approccio psicofisico che apre alla conoscenza consapevole di se.

Lo yoga evolutivo facente parte della normodinamica è stato sperimentato anche all’interno dei sistemi carcerari come aiuto al rilassamento e al miglioramento della percezione del proprio corpo e della propria anima.

Linda pensa che questa pratica sembrerebbe un allenamento guidato come per esempio l’ipnosi attraverso cui si trova l’io nascosto .

Matteo invece in passato ha provato una forma di meditazione differente chiamata mindfulness ovvero , così lui la descrive, una meditazione buddhista volta a portare l’attenzione del soggetto verso il momento presente in maniera non giudicante. Il tutto basato sul qui ed ora.

Il filo conduttore che lega queste pratiche è la meditazione. Si scopre che durante il periodo di quarantena alcuni ospiti più addentrati hanno provato l’utilizzo di questi approcci usando la mente per raggiungere altri luoghi e osservando i propri pensieri ed emozioni.

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