INTERVISTA A DUNA FELICI DEL 23-02-2012, presso la Comunità Passaggi.
1) Come è arrivata in Congo?
Prima di laurearsi, Duna ha deciso di fare un master in cooperazione internazi0nale, perché voleva lavorare nei paesi in via di sviluppo.
Con questo master ha imparato tutto ciò che riguarda la cooperazione, sia a livello di politica internazionale, che di economia dello sviluppo, di antropologia, di progettazione e sviluppo.
In seguito Duna ha cercato l’ONG, con cui partire a fare lo stage del master, e ha scelto un progetto che le fosse più congeniale rispetto agli studi che aveva fatto, alla lingua che conosceva (francese) e agli interessi personali.
Così si è trovata in Congo, il cuore dell’Africa, un paese complesso, il più ricco di risorse naturali e del sottosuolo, ma il più povero, profondamente segnato dalla guerra e con grosse difficoltà di recupero e con le elezioni politiche alle porte.
Tutto questo rendeva l’esperienza per lei ancora più entusiasmante.
Quindi Duna è partita da un lato piena di entusiasmo, ma dall’altro spaventata da tutte le difficoltà e gli imprevisti che doveva affrontare, non ultime le numerose malattie contro cui si è dovuta vaccinare.

2) Cosa ha colpito maggiormente Duna, di questa esperienza in questo paese così diverso dal nostro?
Duna dice di essere stata colpita essenzialmente da due cose riguardo la società congolese: una è negativa e consiste nell’incapacità di vivere con una prospettiva futura, che vada anche semplicemente al domani, poiché la guerra ha plasmato così profondamente le loro menti, che non riescono più a fare progetti per il domani, visto troppo incerto ed evanescente. Questo significa che, in linea di massima, se ad un “congolese medio” capita di avere 100 dollari un certo giorno, li spende tutti quello stesso giorno, e magari in cose futili, senza pensare a mettere da parte qualcosa o costruire qualcosa per il futuro. Il futuro per loro è inesistente, la mortalità è altissima e in un contesto così incerto e precario è difficile per chiunque vivere pensando a un futuro.
Un’altra cosa che ha colpito Duna è positiva ed è la grande forza che hanno manifestato le bambine che ha incontrato alla Maison Laura, l’orfanotrofio dove ha soggiornato. Queste bambine nonostante le tremende esperienze che hanno vissuto, esprimono una grande gioia di vivere e insegnano ogni giorno ad apprezzare quello che la vita offre, con una incredibile capacità di riempire i vuoti e le mancanze che sente chi lascia il proprio paese d’origine per andare immergersi in questo paese così diverso.

3) Pensa di tornare in Congo, prossimamente?
Duna dice che le piacerebbe tornare per rivedere le bambine (che saranno anche cresciute, e che erano 36), perché è rimasta affettivamente legata a loro, ma per il momento la cosa non è in progetto. In futuro, chissà…





